
Il sindacato internazionale dei lavoratori marittimi Nautilus
International, riferendosi all'evolversi del conflitto innescato
dall'attacco degli USA e di Israele contro l'Iran che sta
coinvolgendo sempre più anche le attività marittime
nella regione, ha fortemente esortato a salvaguardare la sicurezza
dei marittimi. «I marittimi - ha sottolineato il segretario
generale del sindacato, Mark Dickinson - non sono sacrificabili e
non devono essere trattati come danni collaterali nei conflitti
regionali o internazionali. L'attuale situazione nello Stretto di
Hormuz e nelle sue vicinanze rappresenta una grave escalation per
coloro che lavorano in mare, molti dei quali cercano semplicemente
di svolgere il proprio lavoro e desiderano tornare a casa sani e
salvi. La loro sicurezza deve venire prima di tutto, e questo
significa informazioni chiare, solide protezioni e il diritto
inequivocabile di rifiutarsi di navigare in zone di guerra o
pericolose senza timore di sanzioni».
Evidenziando che i marittimi si trovano ancora una volta in
prima linea in un conflitto geopolitico su cui non hanno alcun
controllo e che viene chiesto loro di continuare a lavorare in
condizioni di estrema incertezza, con minacce reali e credibili alla
loro sicurezza, al loro benessere e ai loro mezzi di sussistenza,
Nautilus International ha quindi invitato gli armatori, gli Stati di
bandiera e gli Stati di approdo a garantire che i diritti sanciti
dalla Convenzione sul Lavoro Marittimo del 2006 dell'Organizzazione
Internazionale del Lavoro siano rispettati e mantenuti per tutti i
marittimi.
In particolare, Nautilus International ha specificato che i
marittimi devono essere pienamente e tempestivamente informati di
tutti i rischi noti prima di entrare in zone di guerra o in aree di
attività belliche, che sia garantito senza restrizioni il
loro diritto al rimpatrio e al transito qualora rifiutino di entrare
in zone o aree ad alto rischio e che siano protetti da azioni
disciplinari, dalla perdita di retribuzione, dall'impatto
sull'assicurazione o da danni laddove le decisioni in materia di
sicurezza siano prese in buona fede. Inoltre il sindacato ha chiesto
che siano supportati con adeguate misure di sicurezza, disposizioni
di welfare e sia loro assicurato l'accesso all'assistenza in caso di
interruzione dei viaggi.
Con riferimento all'impatto della situazione di belligeranza sui
lavoratori di tutti i settori, l'International Trade Union
Confederation (ITUC) ha sollecitato un cessate il fuoco immediato da
parte di tutte le parti e la ripresa dei colloqui di pace in Medio
Oriente. «Il diritto internazionale - ha affermato il
segretario generale della confederazione sindacale, Luc Triangle -
deve essere rispettato. La guerra non è mai nell'interesse
dei lavoratori. I lavoratori vogliono pace, democrazia e lavoro
dignitoso, non bombardamenti incessanti e atti di rappresaglia».
Inoltre, ITUC ha condannato «fermamente i bombardamenti
irresponsabili e illegali condotti da Israele e dagli Stati Uniti
contro l'Iran» e ha chiesto la cessazione immediata di queste
operazioni.