
La Panama Ports Company (PPC) del gruppo CK Hutchison Holdings
di Hong Kong ha reso noto oggi di aver dato avvio ad un procedimento
arbitrale nei confronti della Repubblica di Panama relativamente
all'annullamento del contratto di concessione in base al quale la
società terminalista del gruppo cinese gestisce i porti
panamensi di Cristóbal e Balboa, annullamento stabilito dalla
sentenza della Corte Suprema di Giustizia di Panama che ha
dichiarato l'incostituzionalità della legge che aveva
ufficializzato il contratto
(
del
30
gennaio 2026).
PPC ha specificato che l'avvio dell'arbitrato «fa seguito
ad una campagna dello Stato panamense rivolta specificamente contro
PPC e il suo contratto di concessione durata un anno e
caratterizzata da una serie di drastiche azioni da parte dello Stato
panamense culminate in gravi e incombenti ulteriori danni per PPC,
mentre analoghi contratti nel settore portuale non sono stati presi
di mira. Inoltre - ha denunciato l'azienda - l'arbitrato fa seguito
ai notevoli sforzi da parte di PPC, durati un anno, al fine di
avviare un confronto e prevenire controversie. Pur svolgendo
diligentemente le operazioni portuali e collaborando con lo Stato
panamense in molti modi - ha specificato l'azienda in una nota - PPC
ha costantemente espresso, attraverso diverse comunicazioni, le sue
preoccupazioni in merito alla campagna statale durante il suo
svolgimento e ha cercato di fare chiarezza e avviare consultazioni
per evitare la necessità di un arbitrato, senza ottenere
alcun risultato. Al contrario, nel corso dell'ultimo anno,
all'inizio di quest'anno e persino negli ultimi giorni, lo Stato
panamense ha sistematicamente ignorato le comunicazioni, gli sforzi
di confronto e le richieste di chiarezza».
Recriminando che «la Repubblica di Panama ha violato il
contratto e la legge», PPC ha precisato che la sua richiesta è
volta ad un risarcimento di «ingenti danni». Inoltre la
società terminalista del gruppo cinese ha ricordato di aver
segnalato l'inusualità del comunicato stampa rilasciato dalla
magistratura panamense dopo la sentenza della Corte Suprema di
Giustizia, sentenza che ad avviso di PPC «è
diametralmente opposta rispetto alle precedenti decisioni emesse
dalla Corte Suprema in merito a contratti simili a quello della PPC»
(
del 30
gennaio 2026). Ricordando, inoltre, che la sentenza della Corte
Suprema non è ancora stata pubblicata né è
entrata in vigore, la società terminalista ha denunciato che,
«sin dalle prime ore del mattino successivo al comunicato
stampa della magistratura, lo Stato panamense ha dichiarato e in
gran parte attuato le misure necessarie per rilevare le attività
della PPC. Con vari riferimenti alla sentenza non pubblicata del
tribunale - ha spiegato PPC - le misure adottate dallo Stato hanno
incluso inattese visite in loco e istruzioni affinché PPC,
una impresa privata, fornisca accesso illimitato alla proprietà
e alle informazioni fisiche, commerciali e intellettuali, nonché
ai dipendenti, sulla base del fatto che lo Stato sta
“sistematizzando ed eseguendo” un “piano” di
transizione portuale attraverso “azioni coordinate”
delle autorità statali».
PPC ha evidenziato che, da parte sua, «ha continuato a
gestire le operazioni portuali e ad interagire rispettosamente con i
rappresentanti dello Stato, richiedendo anche l'accesso a questo
piano e opportunità di consultazione e di coordinamento».