
La delibera della Corte Suprema di Giustizia della Repubblica di
Panama che dichiara l'incostituzionalità della legge n. 5 del
16 gennaio 1997 «è contraddittoria rispetto al quadro
giuridico vigente». Lo ha denunciato la Panama Ports Company
(PPC), la società terminalista del gruppo CK Hutchison di
Hong Kong, commentando il pronunciamento delle scorse ore del
massimo organo giudiziario panamense sulla legge che - ha ricordato
PPC - «ha approvato il contratto che ha costituito la base
delle operazioni di PPC nei porti di Balboa e Cristóbal per
quasi tre decenni»
(
del
30
gennaio 2026). La società del gruppo cinese ha
denunciato, inoltre, che «questo è l'ultimo sviluppo di
una campagna dello Stato panamense che ha avuto un impatto su PPC e
sul suo investitore per oltre un anno, includendo una serie di
azioni a sorpresa contro la concessione e contro PPC».
La società terminalista ha evidenziato che «in
oltre 28 anni di attività PPC e il suo investitore hanno
investito oltre 1,8 miliardi di dollari in infrastrutture,
tecnologia e sviluppo umano, una cifra di gran lunga superiore a
quella di qualsiasi altro operatore portuale del Paese. Questi
investimenti hanno generato migliaia di posti di lavoro diretti e
indiretti e sono stati determinanti nell'affermare Panama quale hub
portuale e logistico riconosciuto a livello mondiale, attraendo le
principali compagnie di navigazione mondiali e generando un impatto
positivo per l'intera nazione. Il contratto di concessione di PPC -
ha sottolineato l'azienda - è stato il risultato di una
procedura di gara internazionale trasparente. Da allora, PPC ha
rispettato i propri obblighi contrattuali e legali, inclusi gli
audit condotti dallo Stato, agendo sempre con la massima trasparenza
e la piena disponibilità a collaborare».
Ribadendo l'infondatezza giuridica della sentenza della Corte
Suprema di Giustizia, Panama Ports Company ha specificato che tale
provvedimento «mette a repentaglio non solo PPC e il suo
contratto, ma anche il benessere e la stabilità di migliaia
di famiglie panamensi che dipendono direttamente e indirettamente
dalle attività portuali, nonché lo stato di diritto e
la certezza del diritto nel Paese. La sentenza è
diametralmente opposta alle precedenti decisioni emesse dalla Corte
Suprema in merito a contratti simili a quello di PPC. La campagna
dello Stato panamense contro il proprio quadro giuridico e
contrattuale, nonché contro un concessionario e investitore
diligente - prosegue la recriminazione di PPC - continua a minare la
reputazione di Panama come giurisdizione affidabile e la sua
posizione di centro logistico competitivo a livello globale. La
stabilità istituzionale e giuridica e il rispetto dei
contratti sono pilastri fondamentali per lo sviluppo sostenibile e
lo stato di diritto».
Ribadendo il proprio impegno «nei
confronti di Panama, dei suoi lavoratori, delle comunità di
Balboa e Colón e di tutti gli stakeholder», la società
terminalista ha annunciato l'intenzione di far valere appieno i
propri diritti, «incluso il ricorso a procedimenti legali
nazionali e internazionali».