 Se la sentenza di venerdì della Corte Suprema degli Stati
Uniti ha dichiarato illegali i nuovi dazi introdotti a partire dalla
scorsa primavera dall'amministrazione federale guidata da Donald
Trump perché ciò esulerebbe dai poteri di emergenza
conferiti al presidente dall'International Emergency Economic Powers
Act (IEEPA), legge del 1977 che Trump aveva indicato come fondamento
giuridico per l'applicazione delle nuove tariffe commerciali, il
governo americano tuttavia non ha nessuna intenzione di demordere.
Se inizialmente Trump ha definito la sentenza «una
disgrazia per la nazione» deliberata a maggioranza (sei contro
tre) da giudici che il presidente statunitense ha etichettato come
«non patriottici» che avrebbero fatto il gioco di
«interessi stranieri», poche ore dopo l'Office of the
United States Trade Representative (USTR), l'agenzia del governo che
si occupa delle politiche commerciali internazionali, ha annunciato
la volontà dell'amministrazione Trump di «continuare ad
attuare la politica commerciale del presidente, che è stata
al centro della sua campagna e del suo programma».
L'USTR ha quindi annunciato diverse misure «per garantire
la continuità nel raggiungimento di questi obiettivi e
nell'ambito degli accordi negoziati con numerosi partner
commerciali» che sono state subito introdotte da Trump, a
partire dall'imposizione immediata di un dazio temporaneo del 10%
sugli articoli importati negli Stati Uniti. Specificando, inoltre,
che la decisione della Corte Suprema «affronta solo la
questione della costituzionalità dei “dazi reciproci”
e sul fentanyl imposti dal presidente Trump», l'agenzia
governativa ha precisato che «i “dazi estesi” che
il presidente Trump ha imposto in base ad altre disposizioni
normative rimarranno in vigore. Ad esempio - ha evidenziato l'USTR -
i dazi esistenti ai sensi della Sezione 301 sulla Cina che variano
dal 7,5% al 100%, a seconda del prodotto, e i dazi settoriali
esistenti ai sensi della Sezione 232 che variano dal 10% al 50%, a
seconda del prodotto. Queste misure coprono il 30% delle attuali
importazioni statunitensi».
Il proclama sui dazi temporanei firmato venerdì da Donald
Trump spiega che la misura è volta ad «affrontare i
basilari problemi dei pagamenti internazionali e a proseguire il
lavoro dell'amministrazione per riequilibrare le nostre relazioni
commerciali a vantaggio dei lavoratori, degli agricoltori e dei
produttori americani». La temporaneità di questi dazi è
limitata ad un periodo di 150 giorni che inizierà domani.
Annunciando le nuove misure, l'USTR ha evidenziato che «il
presidente Trump ha utilizzato l'IEEPA anche per affrontare
efficacemente il deficit commerciale, che è schizzato alle
stelle del 40% durante l'amministrazione Biden e ha favorito la
delocalizzazione della produzione manifatturiera e agricola
americana, riempiendo al contempo le tasche di paesi, aziende e
lavoratori stranieri. Nella seconda metà del 2025 - ha
affermato l'agenzia federale - il deficit commerciale ha mostrato
una chiara tendenza al ribasso, in particolare perché altri
paesi hanno concordato intese commerciali che hanno mantenuto il
dazio protettivo statunitense aprendo al contempo i loro mercati
alle esportazioni statunitensi. Tra il primo aprile 2025 e il 31
dicembre 2025 - ha sottolineato l'USTR - il deficit commerciale
delle merci è diminuito del 17%. Indipendentemente dalla
decisione odierna della Corte, queste sfide, e gli enormi progressi
compiuti - ha sentenziato l'agenzia federale - permangono».
Le affermazioni dell'USTR sull'evoluzione del deficit
commerciale statunitense sono seguite, e sono state smentite,
dall'analisi presentata il giorno precedente dall'U.S. Bureau of
Economic Analysis (BEA) del Dipartimento del Commercio americano
guidato da Howard W. Lutnick che è stato nominato ministro da
Donald Trump a cui si è strettamente legato negli ultimi anni
sostenendone la sua campagna per il ritorno alla Casa Bianca. Il
documento del BEA spiega che nel 2025 il disavanzo della bilancia
dei beni e dei servizi americana è stato di 901,5 miliardi di
dollari, ovvero 2,1 miliardi meno (cioè una diminuzione pari
solamente a -0,2%) dei 903,5 miliardi del 2024. In particolare, le
esportazioni sono state pari a 3.432,3 miliardi di dollari, in
crescita di 199,8 miliardi sul 2024, e le esportazioni hanno
totalizzato 4.333,8 miliardi, con un aumento di 197,8 miliardi.
Inoltre, l'analisi specifica che la diminuzione nel 2025 del
disavanzo della bilancia di beni e servizi riflette - contrariamente
a quanto affermato dall'USTR - una crescita di 25,5 miliardi del
disavanzo della bilancia dei beni, pari al +2,1%, a 1.240,9 miliardi
e un aumento dell'avanzo della bilancia dei servizi di 27,6
miliardi, ovvero il +8,9%, a 339,5 miliardi.
Circa poi l'enorme incremento del +40% del deficit commerciale
durante l'amministrazione Biden evidenziato dall'USTR, lo stesso
U.S. Bureau of Economic Analysis aveva in precedenza confermato il
forte aumento avvenuto tra il 2020 e il 2022 e determinato da una
rilevante crescita delle importazioni per la ripresa economica
seguita alla pandemia di Covid-19 trainata da una domanda interna
assai più elevata rispetto alla crescita delle esportazioni
americane, deficit commerciale che, tuttavia, dopo questo periodo si
è stabilizzato e così è stato anche nel 2025.
Intanto, venerdì Trump ha firmato anche un ordine
esecutivo che conferma la sospensione del regime “de minimis”
che conferiva esenzione dai dazi per le spedizioni di beni di basso valore
(
del 31
luglio 2025).
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