
L'accordo preliminare tra USA e Iran per la fine delle ostilità,
con entrambe le parti che rivendicano a sé sia l'esito
positivo del conflitto che dell'intesa, non sembra aver affatto
dissolto le preoccupazioni dell'industria marittima, e non solo di
questa, per il blocco del traffico navale nello Stretto di Hormuz.
Il fermo navale pressoché totale è ancora in vigore e
gli annunci dell'amministrazione americana di un prossimo ripristino
dei transiti sono accolti con dubbio dai responsabili dello
shipping. Così anche dal presidente di Assarmatori, Stefano
Messina, che questa mattina, nel corso della sua relazione
all'annual meeting dell'associazione armatoriale tenutasi a Roma, ha
definito «chiaramente positiva» la notizia dell'accordo
fra Stati Uniti e Iran, specificando che «tuttavia in questi
mesi gli annunci di un'interruzione del conflitto o comunque di una
tregua sono stati diversi e purtroppo non sono mai seguiti i fatti.
Il trasporto marittimo - ha evidenziato Messina - ha bisogno di
certezze per poter operare in sicurezza, per questo ritengo che le
navi rimaste bloccate nel Golfo Persico proveranno a uscirne non
appena possibile, ma un ritorno alla normalità nello Stretto
di Hormuz non sarà immediato, serviranno diversi giorni per
capire se questa volta si potrà tornare davvero a navigare
con le necessarie garanzie, in primis a tutela degli equipaggi».
«Nell'attesa di conoscere i dettagli dell'accordo,
tuttavia - ha precisato il presidente di Assarmatori - rifuggiamo
qualsiasi ipotesi di un pedaggio per attraversare lo Stretto, fatto
che sarebbe contrario al principio della libertà di
navigazione».
Se perplessità permangono circa un prossimo ritorno alla
normalità del traffico navale attraverso lo Stretto di
Hormuz, Assarmatori non nutre alcun dubbio circa l'impatto negativo
sull'industria marittima delle recenti politiche dell'Unione
Europea, in particolare quelle per la decarbonizzazione dello
shipping con la sua inclusione nel sistema europeo di scambio di
quote di emissioni EU ETS. «L'Europa - ha denunciato Messina -
sembra vivere fuori dalla realtà. Continua a irrigidire le
norme vigenti come se fosse ignara del contesto geopolitico e non
fosse al contrario chiamata ad aumentare la competitività
delle imprese europee anziché affossarle. Stiamo andando
fuori mercato, non possiamo pensare di vincere la competizione
globale se la UE resta ferma e dentro a una logica esclusivamente
regolatoria decisa dai tecnocrati».
«I danni generati al settore dell'automotive - ha
proseguito il presidente di Assarmatori - sono evidenti. Per il
trasporto marittimo chiediamo una revisione coraggiosa del sistema
ETS per tutelare i tre segmenti più esposti: i collegamenti
con le isole, che vanno esclusi da questo regime, le Autostrade del
Mare e il transhipment di container. In questo contesto
internazionale così difficile e frammentato, l'Italia e
l'Europa restano a galla proprio grazie allo shipping e alla sua
straordinaria capacità di adeguarsi ai grandi sconvolgimenti
in poco tempo e in modo efficiente. Non possiamo permettere che
questa straordinaria leva economica venga minata da assurde
decisioni assunte a Bruxelles senza la minima traccia di un
confronto democratico e che poi a Roma - ha precisato Messina
includendo nella recriminazione anche le decisioni della politica
italiana - i fondi generati da questa tassazione vengano dispersi in
mille rivoli, anziché essere destinati proprio al trasporto
marittimo per investimenti legati alla decarbonizzazione, come
prevede la stessa direttiva, e vengano decisi vincoli geografici per
il rinnovo delle flotte ispirati a un protezionismo fuori dalla
realtà, dal mercato e da qualsiasi logica commerciale».
Messina ha menzionato altre strade che i decisori politici
potrebbero scegliere per decarbonizzare l'industria marittima, e in
particolare quella dell'energia nucleare: «non dobbiamo farci
condizionare - ha spiegato - da fattori esterni - e guardare i
fatti. Numerosi progetti pilota legati al comparto marittimo, con al
centro il nucleare di IV Generazione e i cosiddetti Small Modular
Reactors, dimostrano la fattibilità tecnica e i benefici in
termini di decarbonizzazione. L'impiego di reattori nucleari a bordo
delle navi presenta indubbi vantaggi anche dal punto di vista
logistico, poiché elimina la necessità di disporre di
supply chain dedicate alle diverse tipologie di combustibili
alternativi, che dovrebbero essere capillarmente distribuite nei
vari Paesi per garantire la disponibilità del carburante
nelle aree operative delle navi».
Il presidente di Assarmatori si è soffermato anche sul
tema del lavoro. «È un dato di fatto - ha sottolineato
- che il costo del lavoro marittimo rappresenti una delle principali
voci di spesa per le imprese armatoriali e che incida in misura
significativa sulla competitività delle nostre imprese. Per
questo motivo, chiediamo, e non da ora, il ripristino della
decontribuzione per i marittimi impiegati nei collegamenti di corto
raggio, che sono tutti italiani. E parliamo di servizi che in molti
casi costituiscono l'unico e indispensabile strumento di mobilità
per le popolazioni insulari e per la continuità territoriale
del Paese».