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L'armamento Ignazio Messina prende le distanze dalla posizione di Confitarma sull'autoproduzione dei servizi tecnico-nautici
L'azienda genovese lancia una proposta per la definizione delle tariffe dei servizi
6 marzo 2009
La società armatoriale Ignazio Messina & C. Spa, con la seguente nota, prende oggi pubblicamente le distanze dalla recente presa di posizione dalla Confederazione Italiana Armatori (Confitarma) sull'autoproduzione dei servizi tecnico-nautici (inforMARE del 6 febbraio 2009). In particolare la società genovese denuncia come «inaudita» la discesa in campo della Confederazione che - sottolinea la compagnia - « è tenuta a difendere prioritariamente gli interessi delle società di navigazione utenti di tali servizi portuali».

L'azienda genovese ricorda che il diritto all'autoproduzione «ormai da anni è indiscutibilmente riconosciuto dall'Unione Europea» ed evidenzia che dalla possibilità di offrire servizi tecnico-nautici più efficienti e meno costosi deriverebbe un beneficio per tutte le categorie di lavoratori portuali «senza alcuna minaccia per la “vera” sicurezza del porto e della sua comunità».

Infine la Messina avanza la proposta di individuare con delle istruttorie porto per porto le reali condizioni di sicurezza che i fornitori di servizi tecnico-nautici devono garantire, quelle cioè «che servirebbero per garantire la prontezza operativa in caso di necessità», e di porre la copertura delle relative spese a carico di tutta la comunità portuale. Per l'effettivo servizio commerciale reso agli armatori, invece, Messina propone l'abbandono delle tariffe sinora individuate e la definizione di tariffe massime «lasciando alla libera trattativa fra le parti di trovare il giusto equilibrio fra autoproduzione e fornitura del servizio da parte di terzi».



LA MESSINA RISPONDE ALL'ALLARME DISSOCIANDOSI DA CONFITARMA: SUI SERVIZI TECNICO-NAUTICI BATTAGLIE DI RETROGUARDIA CHE FANNO CADERE I PORTI NEL BARATRO.

È incredibile dover leggere ancora oggi comunicati stampa grondanti di così tanta demagogia e manifesta strumentalizzazione del concetto di sicurezza.

Vi sono numerose sentenze ormai che condannano il richiamo generico alla sicurezza come “scusa e giustificazione” per imporre costi impropri e/o mantenere anacronistici privilegi e monopoli: le eventuali ragioni di sicurezza invocate devono essere precise, motivate, circostanziate e fondate nel merito.

Possiamo anche comprendere, pur senza condividerne i contenuti e i toni, l'estremo tentativo di difesa dei propri interessi da parte delle associazioni di categoria dei fornitori dei servizi tecnico-nautici - ben 4 su 5 fra quelle che hanno lanciato l'appello - ma è inaudita la discesa in campo della Confitarma, peraltro così plateale, che è tenuta a difendere prioritariamente gli interessi delle società di navigazione utenti di tali servizi portuali.

Ciò è tanto più grave se si considera che la battaglia è fatta contro il riconoscimento di un diritto, quello dell'autoproduzione, che ormai da anni è indiscutibilmente riconosciuto dall'Unione Europea: qualsiasi provvedimento di legge che in Italia lo vietasse in linea di principio sarebbe immediatamente censurato.

Applaudiamo quindi, e ringraziamo, per l'iniziativa del Ministro e della Commissione Lavori Pubblici del Senato per l'inserimento nel disegno di legge di riforma portuale del diritto all'autoproduzione dei servizi tecnico-nautici: finalmente qualcuno dimostra attenzione e cura alla modernizzazione e all'efficientamento dei porti, spesso invocata ma mai sufficientemente perseguita nei fatti.

Ma qualcuno si è mai domandato quali potrebbero essere in realtà i veri interessi che queste categorie intenderebbero difendere se, per così poco, ossia per un diritto che gli armatori possono già invocare oggi, fanno tutto questo allarmismo ingiustificato?

Per quali motivi Confitarma tutela gli interessi dei fornitori dei servizi tecnico- nautici contro gli interessi delle società di navigazione utenti dei suddetti servizi portuali?

È lo stesso appello lanciato da questi soggetti però che si rivela un clamoroso autogol: se il solo riconoscimento del diritto all'autoproduzione dovesse davvero “mettere a rischio un sistema che fornisce lavoro a 3.500 persone” allora significa:

  1. che l'autoproduzione è effettivamente più efficiente e più economica dell'attuale sistema e allora la sua applicazione va incentivata;

  1. che se si dovessero registrare delle perdite di posti di lavoro così ingenti, non compensate da chi lavorerebbe in autoproduzione, i posti di lavoro sono allora in eccesso rispetto a quelli realmente necessari e quindi l'attuale è un sistema indebitamente fondato sull'assistenzialismo a carico solo degli armatori delle navi, ossia dei principali clienti dei porti.
In realtà i vantaggi dell'autoproduzione non sarebbero “solo un ipotetico piccolo risparmio di bilancio di poche società” in quanto sono sempre più numerose le linee di cabotaggio di merci e passeggeri e le società che eserciscono le c.d. autostrade del mare, con numerose partenze da un sempre maggior numero di porti, e, infine, gli stessi terminalisti potrebbero offrire alcuni servizi tecnico-nautici per fidelizzare i propri clienti e per offrire loro servizi migliori e a prezzi più competitivi.

Inoltre la possibilità di offrire servizi tecnico-nautici più efficienti e meno costosi, sempre nella massima sicurezza, contribuirebbe ad attirare più navi, più traffici e quindi più occasioni di lavoro per l'intera comunità portuale.

È quindi vero esattamente il contrario di quanto dichiarato da tali fornitori da un piccolo sacrificio di risultato nei loro bilanci - spesso milionari e garantiti a priori da tariffe imposte - ne deriverebbe un beneficio per tutte le altre categorie di lavoratori portuali senza alcuna minaccia per la “vera” sicurezza del porto e della sua comunità.

Per evitare di finire nel “solito tritacarne mediatico sulla sicurezza” e per dare un nostro contributo fattivo alla soluzione dei problemi sollevati, formuliamo pubblicamente la proposta che segue.

Individuiamo con delle istruttorie porto per porto le reali condizioni di sicurezza che tali fornitori devono garantire - quelle che servirebbero per garantire la prontezza operativa in caso di necessità - e visto che, come sostengono i fornitori stessi, queste sono a garanzia "della comunità portuale, in termini di persone, merci e navi, dell'ambiente eco-marino e della collettività a ridosso dei porti" la copertura delle spese dovrebbe essere a carico di tutta la comunità portuale.

Per il resto - ossia per l'effettivo servizio commerciale reso agli armatori - si abbandonino le astruse formule tariffarie sinora individuate, purtroppo anche con il contributo fattivo di Confitarma, e si determino delle tariffe massime affinché non sia permesso l'abuso di posizione dominante, lasciando alla libera trattativa fra le parti di trovare il giusto equilibrio fra autoproduzione e fornitura del servizio da parte di terzi.

Per concludere e per testimoniare che non siamo noi un caso isolato riportiamo, per necessaria brevità, solo alcune ma assai significative dichiarazioni estrapolate dall'"Indagine conoscitiva nel settore dei servizi portuali" effettuata dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nell'ormai lontano 1997, di cui consigliamo a tutti la rilettura in quanto di assoluta attualità:

"L'indagine ha altresì messo in luce come le ragioni della sicurezza della navigazione possano essere utilizzate anche per limitare ingiustificatamente ovvero per negare la possibilità di svolgere i servizi tecnico-nautici in autoproduzione ...... appare pertanto naturale che un'impresa terminalista possa organizzare autonomamente servizi tecnico-nautici a completamento dell'attività di movimentazione merci svolta dalla stessa impresa ....... il diritto di iniziativa economica nell'ambito dei sistemi tecnico-nautici va garantito sia alle imprese armatoriali sia alle imprese terminaliste ..... un atteggiamento culturale verso la concorrenza in taluni casi di pronunciata ostilità, in altri di rassegnata impotenza rispetto alle iniziative da intraprendere".
Se davvero l'interesse primario di tali fornitori fosse la sicurezza dei porti, e non altri interessi di parte, siamo certi che accetteranno la nostra proposta e che condivideranno di seguire un iter pubblico, perfettamente trasparente e non discriminatorio, altrimenti sarà più facile per loro accettare subito il riconoscimento del diritto all'autoproduzione.


Compagnia di Navigazione Ignazio Messina & C. Spa

Genova,
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