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Assarmatori, la sospensione dei servizi della Tirrenia è un ulteriore grido d'allarme
Messina: l'esempio potrebbe essere seguito da altre compagnie dato che il governo non ha previsto sostegni al settore
30 marzo 2020
Commentando il fermo dei servizi marittimi da e per le isole italiane annunciato oggi dalla Tirrenia a causa del blocco dei conti correnti della CIN, il presidente di Assarmatori, Stefano Messina, ha sottolineato che «Tirrenia è la prima compagnia di navigazione ad aver dovuto sospendere i servizi di collegamento tra le isole maggiori e minori e la terraferma, tra poco - ha aggiunto - potrebbero seguire anche altre società visto che nonostante la lettera inviata al governo il 25 marzo scorso nessuna misura è stata presa per sostenere le imprese che in questo mese hanno perso oltre il 90% dei ricavi pur continuando a sostenere tutti i costi operativi. Anzi, per la verità, questi sono addirittura aumentati». Tirrenia fa capo all'associazione armatoriale attraverso la Onorato Armatori, di cui è amministratore delegato Vincenzo Onorato, vice presidente della stessa Assarmatori.
Messina, che oggi è tornato a scrivere alla ministra delle Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli, ha specificato che «Tirrenia ha dovuto prendere la sua decisione dopo che i commissari liquidatori della vecchia bad company hanno chiesto il sequestro conservativo dei conti correnti di Tirrenia-CIN nonostante fosse stata data loro disponibilità a fornire garanzie di pagamento di quanto ancora dovuto alla società in amministrazione straordinaria. Ma al di là del merito delle questioni giuridiche - ha precisato il presidente di Assarmatori - è evidente che bloccare i conti societari in questo momento di gravissima crisi di liquidità per il settore significa rendere impossibile ogni operatività e di conseguenza bloccare i collegamenti con la Sicilia, la Sardegna e le Tremiti ed impedire il flusso di merci vitali non solo per le popolazioni interessate ma per l'intero Paese».
«La drammatica situazione in cui si sono trovati oggi gli amministratori di Tirrenia - ha evidenziato Messina - potrebbe a brevissima scadenza riguardare tutti gli altri armatori impegnati nella gestione dei trasporti passeggeri e merci sulle rotte italiane». Nella sua lettera alla ministra, Messina ricorda infatti che le «comprensibili misure di contenimento del contagio virologico» hanno comportato per chi gestisce i servizi di collegamento con le isole maggiori e minori «un calo degli incassi per il trasporto dei passeggeri pari ad oltre il 90% nel mese di marzo sul corrispondente periodo dell'anno scorso» e l'azzeramento completo delle prenotazioni per il periodo estivo, facendo mancare «quel flusso di liquidità che permetteva alle compagnie di mantenere le linee operative nella bassa stagione, un periodo tradizionalmente connotato dall'assenza di clientela turistica e pertanto retto sostanzialmente sulla sola mobilità dei residenti sulle isole e sulle prenotazioni dei turisti».
Tutto ciò - ha proseguito il presidente dell'associazione armatoriale - ha messo le imprese del settore «in enorme difficoltà poiché, se da una parte v'è l'esigenza di mantenere il regolare, anche se ridotto, servizio di continuità territoriale per merci e passeggeri oltre che per far fronte alle situazioni di emergenza, dall'altra, le imprese, in assenza dell'assunzione di idonee misure di sostegno da parte dello Stato, non sono più in grado di affrontare gli impegni assunti verso il mercato ovvero verso lo Stato e le regioni interessate laddove esistano rapporti di convenzione in essere».
Nonostante questa situazione fosse stata chiaramente esposta al governo nel precedente messaggio - ha rimarcato Messina nella sua lettera - la mancanza di misure compensative o comunque di sostegno al settore è stata «confermata dalla lettura degli emendamenti proposti dal governo al testo di conversione al decreto Cura Italia ancora oggi privi di alcun sostegno a un settore ancor più strategico, in queste drammatiche circostanze, di quello aereo che ha già beneficiato di misure finanziarie a compensazione dei danni subiti dalle imprese impegnate nei servizi di interesse generale». Eppure - ha ricordato Messina - «esistono strumenti già attuati (vedi l'articolo 79 del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18) a cui abbiamo chiesto urgente accesso nell'attesa che si concretizzino gli strumenti previsti dal dall'art. 57 dello stesso decreto». Ma quel che conta - ha puntualizzato - «è il tempismo poiché il settore non è in grado di mantenere le navi e le linee operative».
Messina ha quindi chiesto alla ministra De Micheli «di attivare con assoluta urgenza i suoi poteri e quelli del suo governo per garantirci quel supporto di cui il Paese e le nostre aziende hanno indefettibile bisogno per scongiurare il blocco delle operazioni di trasporto, blocco che potrebbe avvenire anche a breve e senza preavviso aggravando la crisi in cui il settore già versa anche a cagione della debolezza strutturale di alcuni dei suoi più grandi operatori che già oggi sono impossibilitati a continuare le attività».
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