
Se Donald Trump vuole rimuovere la presenza di interessi cinesi
sul canale di Panama, e arriva a prospettare la riappropriazione del
controllo diretto del canale da parte degli USA, anche in Australia,
in vista delle elezioni del prossimo 3 maggio per il rinnovo del
Parlamento federale, c'è una corsa a chi si intesta per primo
la volontà di estromettere imprese cinesi dalla nazione che
vede contendersi questo proposito il primo ministro uscente, il
laburista Anthony Albanese, e l'attuale leader dell'opposizione,
Peter Dutton. Entrambi hanno assicurato che toglieranno il porto di
Darwin al gruppo cinese Landbridge che lo gestisce attraverso la sua
filiale Darwin Port Operations.
Intervistato ieri dalla radio australiana 2GB, riferendosi alle
ripetute affermazioni del premier Albanese circa la volontà
del governo di esaminare la concessione per la gestione del porto
concessa nel 2015 per la durata di 99 anni a Landbride, Dutton ha
fatto notare che «che il primo ministro ha avuto tre anni per
occuparsi di questo e di altri problemi, francamente, e questi
annunci alla vigilia delle elezioni - ha evidenziato - sono
ovviamente più una questione politica che una intenzione.
Quindi, dovremmo assicurarci di avere di nuovo a cuore i nostri
migliori interessi e dovremmo promuovere i nostri interessi e la
nostra causa nazionale. Dovremmo farlo con rispetto nei confronti
dei nostri partner e la Cina - ha ricordato Dutton - è un
partner commerciale incredibilmente importante, ma la nostra
sicurezza nazionale - ha precisato - viene prima e la nostra
capacità di proteggere e difendere il nostro Paese passa
attraverso una posizione di forza, non di debolezza».
Poche ore dopo il primo ministro Albanese al canale radiofonico
ABC Radio Darwin ha confermato che il porto di Darwin è una
risorsa strategica per il Paese e ha affermato che il governo sta
lavorando da tempo per porre fine al suo controllo da parte
dell'azienda cinese. Albanese ha specificato sono in corso
trattative per trovare un potenziale acquirente dello scalo, in
mancanza del quale - ha annunciato - potrebbe intervenire
direttamente lo stesso Commonwealth dell'Australia.